L'ambientazione della Cena di Leonardo
Il refettorio dell'Ultima Cena, un luogo inventato da Leonardo o uno spazio realmente esistito?
(Estratto dalla relazione di Dario Monti al convegno del primo aprile 2017 a Civate)

Ultima Cena
L'ultima Cena di Leonardo da Vinci, chi non la conosce? Sappiamo davvero tutto del capolavoro che il figlio del notaio realizzò nel refettorio della chiesa di Santa Maria delle Grazie a Milano? Fu una creazione di pura fantasia o Leonardo ambientò l'immortale "convivio psicologico" in un luogo preciso? La scena si svolge in un monastero? Se si, quale? E la campagna che si vede attraverso le finestre è un angolo di Toscana o di Lombardia? Esistono elementi oggettivi per dare una localizzazione storica alla creatività dell'insuperabile pittore-scienziato? Sono le domande che ci siamo posti e che sono alla base dell'indagine che vi proponiamo. In un certo senso è giornalismo investigativo.  (S.R.)

La luce

I commensali dell'Ultima Cena sono seduti ad una tavola lunga circa cinque metri posta parallelamente al lato più corto di un locale libero da altri arredi. Sulle pareti laterali otto arazzi legati con anellini a chiodi infissi alla muratura.  Il soffitto è sorretto da un graticcio ortogonale di travi in legno scuro. La parete di fondo ha tre finestre di cui la centrale è anche una porta che immette su un balcone. Dalle finestre entra una luce particolare che dal basso illumina il soffitto e la parte alta della parete di destra.
Questa luce è il segno che contraddistingue il dipinto di Leonardo ed è stata spesso dimenticata nelle copie succesive.
Quale può essere la sorgente di questa luce?  
Solo chi vive di fronte ad uno specchio d'acqua può rispondere: è un fenomeno che si ripropone solo a certe ore e in certi periodi dell'anno, diversi a seconda della posizione e dell'orientamento dell'immobile.  Quando nel 1487 si è impegnato nella realizzazione dell'Ultima Cena, Leonardo abitava già a Milano da almeno quindici anni e deve aver avuto questa esperienza forse in una residenza posta in riva ad un lago prealpino.

luce sul lago
ph. cortese concessione di Roberto Serafin www.mountcity.it

Lo sfondo

Leonardo,  nelle sue opere, ha scelto spesso luoghi montani dell'alta Brianza come sfondo.
Nel 1492 è documentato che l'artista compì numerosi viaggi a Como, Bellagio, in Valtellina ed in Valsassina.
Dalle finestre della Cena si intravvede un panorama collinare e di bassa montagna  osservato da un punto di vista elevato e separato da esso da un'ampia valle. In primo piano, anche se osservabile solo con grande attenzione, un campanile e qualche casetta.
E' una caratteristica comune a vari sfondi di Leonardo la vista da un punto elevato della pianura o di altre montagne come se l'artista avesse voluto utilizzare schizzi acquisiti durante escursioni in località elevate.

sfondo

Le tre sezioni del panorama sembrano far parte di uno stesso disegno tagliato e scomposto nelle tre finestre in cui, nel lato sinistro, si osserva il dolce pendio di un monte verdeggiante che ricomincia, nella finestra centrale, con un rilievo più aspro prima di confondersi con colline più basse. Dietro, una quinta più alta posta a distanza doppia rispetto alla prima.
Nel fondovalle, nascosto fra i soggetti in primo piano, si trova lo specchio d'acqua (come confermano le due copie coeve tratte dall'originale conservate a Tongerlo ed a Oxford) che riflette la luce sul soffitto.
L'orientamento della vista, tenendo conto dell'angolo della luce, potrebbe essere sud-est o sud.
L'immagine panoramica, utilizzata per il confronto, è stata scattata dalla quota di Civate vicino alla località Pozzo. Si noti che Leonardo riproduce con esattezza i colori aerei azzurrini delle montagne utilizzando (come nella realtà) toni più chiari per quelle più lontane.

comparazioni
Particolari delle due finestre a sinistra e centrale comparati con il panorama da Civate. Il pendio del San Genesio a sinistra ed il colle del Campanone posto nel comune di Colle Brianza sono elementi inconfondibili. Il campanile rappresentato fuori scala, a sinistra della testa del Cristo, corrisponde con una torre campanaria di Annone già documentata in epoca medioevale assieme ad un secondo campanile più piccolo  della chiesa di san Giorgio e ad una rocca di cui non restano ritrovamenti.

Le persone della corte di Milano legate a Civate

Fino dai primi anni della sua permanenza a Milano, Leonardo incontra una galassia di personaggi importanti che vivevano come lui attorno alla corte di Ludovico Maria Sforza detto il Moro. Fa questi ebbe da subito contatti con Maffeo da Clivate e suo figlio Ambrogio, scultori e incisori molto attivi negli ultimi decenni del 1400.
Maffeo era adirittura stato incaricato prima di Leonardo di preparare uno studio di fattibilità per la statua equestre di Gian Galeazzo Visconti.
Il giovane Marco d'Oggiono, nipote di Maffeo, nel 1490 fu discepolo di Leonardo a Milano da cui apprese la tecnica del ritratto e degli sfondi di carattere alpino e rupestre che utilizzò in varie opere durante la sua vita artistica.
Ascanio Sforza, fratello di Ludovico il Moro,  già abate di Sant'Ambrogio a Milano, fu anche abate commendatario del monastero di san Calocero a Civate dal 1480.

L'architettura
La sala dell'Ultima Cena, riprodotta nel refettorio di Santa Maria delle Grazie, è stata un'invenzione o Leonardo ha avuto esperienza personale di quello spazio come delle luci e dello sfondo?
Può essere che l'artista abbia riprodotto uno spazio a lui noto, forse un piccolo refettorio di un monastero esistente?
E' possibile che la luce, lo sfondo, le persone e l'architettura siano strettamente collegate fra di loro?
Come già accennato la tavola della cena è lunga (facendo proporzioni antropometriche) circa cinque metri ed è posta parallelanente al lato più corto del locale. I due apostoli a capotavola sono stretti in poco spazio fra il desco ed il muro. Il locale, quindi, è largo meno di sette metri. Perché Leonardo ha fatto la scelta di stringere la scena attorno alla tavola come se avesse dovuto infilare i commensali in un locale esistente? Forse ha voluto riprodurre a Milano un luogo caro alla corte ducale?

prospettiva

La ricerca del refettorio della Cena

Il refettorio dell'Ultima Cena, un luogo inventato da Leonardo o uno spazio realmente esistito?

La località a cui siamo arrivati è evidente dopo aver letto i nomi delle persone appena ricordate, ma, prima di arrivare a Civate ed alle persone che possono aver avuto rapporti con Leonardo durante il suo primo lungo soggiorno in Lombardia, siamo partiti dalla ricerca della luce: in quale residenza, su quale lago o fiume lombardo? Queste sono state le prime domande che ci siamo posti anche se sapevamo che il Lario e i laghi Briantei e l'Adda dovevano in qualche modo riservarci la risposta. Elemento determinante, che ha ridotto a poche località la probabilità di individuare il luogo, è stato l'orientamento della vista a sud, sud-est.
E' stato proprio camminando sulla strada romana sotto al Cornizzolo durante una mattina soleggiata d'inverno che il lago di Annone ci ha riservato il fenomeno naturale che cercavamo e che può aver suggerito l'illuminazione della Cena, proprio la "illuminazione" che ci ha convinto di essere sulla buona strada.

Proseguendo in direzione di Civate abbiamo cercato di riconoscere le montagne alla nostra destra ed abbiamo individuato facilmente alcuni elementi caratteristici del panorama presenti anche sullo sfondo del dipinto di Leonardo come la cima del San Genesio e, inconfondibile, la gobba del Campanone di Brianza. Anche il campanile che si intravvede sul dipinto murale, coincideva nella sua posizione con quello della chiesa di Annone.
Civate, ora noto soprattutto per il suo splendido monumento medioevale di San Pietro al Monte, in epoca comunale era un borgo murato (con due castelli ed un monastero) che controllava la strada romana Bergomum-Comum . Era un centro importante forse come Como, Varese o Castelseprio.
Il monastero benedettino di San Calocero, ora casa di riposo con il nome di "Casa del Cieco", conserva in buona parte il suo impianto originale che si svolge attorno ad un grande chiostro quadrato su due livelli.

monastero san calocero

In una  mappa del 1700 del monastero, risulta la presenza di un antico refettorio posto vicino alle cucine lungo il lato est del complesso. Questo locale è ora la sala di rappresentanza dell'appartamento, perfettamente conservato, del fondatore dell'istituto monsignor Edoardo Gilardi morto nel 1962.

sala cena

L'ambiente largo quasi sei metri e lungo dieci, malgrado le pesanti ristrutturazioni subite nel secolo passato, ha tutte le caratteristiche architettoniche  per essere Il refettorio scelto da Leonardo per contenere la sua Ultina Cena: una suggestione? Forse, ma, assieme all'ambientazione topografica del dipinto di Leonardo, il ritrovamento di questo locale aggiunge valore alla nostra ipotesi che il grande pittore abbia potuto soggiornare in questi luoghi (forse nel 1495, anno in cui non restano documenti sulla vita dell'artista e in cui a Milano era scoppiata un'epidemia di peste).


sovrapposizione
refettorio

casa del cieco
particolare


I Nodi Vinciani
Nella sala da pranzo degli ospiti della Casa del Cieco (posta lungo il lato sud del chiostro di San Calocero a pochi metri dall'antico refettorio) l'artista Emiliano Viscardi ha segnalato la presenza di una decorazione a livello del soffitto riconducibile a Leonardo nota come "Nodi Vinciani".

refettorio ospiti
particolare nodi
Refettorio ospiti Casa del Cieco. Si noti la decorazione sotto le travi.
Particolare della decorazione.

Sulla spalla destra della Dama con l'Ermellino Leonardo ha utilizzato la stessa decorazione.

nodi dama ermellino

Particolare della spalla destra della Dama con l'Ermellino con la doppia decorazione a nodi.


Per eventuali approfondimenti sui Nodi Vinciani leggere l'articolo: "Nodi Vinciani e Famiglia Sforza" di Laura Malinverni e "Nodi Vinciani e percorsi iconografici" della stessa autrice.

Approfondimenti:
http://www.stilearte.it/cenacolo-una-miniatura-di-quaranta-metri-quadrati/
http://xoomer.virgilio.it/carlo315/Faro/Maffeo%20da%20Clivate%20ed%20altri%20personaggi%20illustri.htm
http://www.amicidisanpietro.it/S.Calocero.html
Relazione convegno  Civate 01/04/2017
 


Note sulla Comun-Bergomum

La via Bergomum-Comum, parte della trasversale che collegava Aquileia con i valichi alpini occidentali, si snodava lungo la fascia pedemontana della Lombardia centrale attraversando le attuali province di Bergamo, Lecco, Monza - Brianza e Como ponendosi in posizione intermedia tra l’ambiente prealpino e la fascia delle risorgive dell’alta pianura.
Attraversato l'Adda nel punto più favorevole tra i laghi di Garlate e di Olginate dove è documentata la presenza dei piloni di un ponte di età romana, risaliva la sella di Galbiate, dove un percorso agevole consentiva di raggiungere il lago di Annone. Qui, scavalcato con un ponte il piccolo emissario Rio Torto, la strada risaliva il pendio del monte Cornizzolo attraversando Civate sino alla località Al Pozzo per continuare a mezzacosta in direzione di Pusiano, Erba e Como.
Alla località in cui la strada attraversava il Rio Torto fra il Cornizzolo ed il monte Barro, i Romani assegnarono l'attribuzione di Clavis, ossia chiave, radice del nome Clavate - Clivate - Civate. (Origine del nome comune ad altre località di transito fortificate come Chiavenna, Chiusa ecc.)
La strada è andata persa nelle sue caratteristiche originali in quanto sostituita da percorsi più agevoli o ricoperta da massicciate adatte al traffico pesante moderno. Solo il tratto da Al Pozzo in Civate fino a Pusiano sembra conservare la struttura (almeno per i primi due chilometri in terra battuta) dell'itinerario romano passando a mezza costa alle pendici del monte Cornizzolo.

Ci auguriamo che il nostro contributo, per quanto modesto, possa comunque servire ad aggiungere qualche tessera alla  storia della presenza di Leonardo nelle località del Lario meridionale e della Brianza tanto care al grande maestro.

Marzo 2016 - Aprile 2017 - Dario Monti e Franchi Rosalba